Biografia

Sono nato a Torino il 3 gennaio del 1961 in una serata fredda ma limpida da Maria Grazia Cavaletto e Paolo Caliari. Dei miei primi anni di vita a Torino ho poche immagini nella memoria. Ricordo bene dove ho abitato, le fredde mattine quando mia mamma mi accompagnava a scuola con la R4 e io mi raggomitolavo addosso a lei per il freddo, i pranzi la domenica dai nonni, il mio amico del cuore Marco Rossi che aveva una sorella bionda scapestrata che guidava una Honda 500 Four e l’Honda 90 a tre ruote, che era apparsa in un film di 007, e una splendida villa in collina dove giocavamo nel parco. Ricordo anche altre piccole grandi cose che, di tanto in tanto, fanno breccia nella mia memoria ma che qui tralascio.

All’età di otto anni, per il lavoro di mio papà, che disegnava barche in primis ma non solo, ci trasferimmo ad Arenzano, un paesino a ovest di Genova, dove trascorro la mia infanzia e la mia prima giovinezza. Qui il bambino di Torino lasciava posto, pian piano, al ragazzo che cresceva. Finisco il Liceo Classico a Savona e mi iscrivo a Scienze Politiche a Milano dove, dopo il militare negli Alpini, mi trasferisco nel settembre dell’83.

Da sempre sono affascinato dal mondo della comunicazione e, non ancora laureato, inizio a lavorare in una agenzia di relazioni pubbliche e pubblicità. Lo studio Carla Nani Mocenigo. Piccola agenzia ma con clienti importanti specialmente nel settore moda e luxury goods. Entro come apprendista stregone e assistente della titolare con attenzione su clienti quali Elizabeth Arden (cosmetica), Trimph (intimo), Annabella (pellicceria) e Cesarini Sforza (spumanti). Come in tutte le piccole agenzie il servizio al cliente era a 360 gradi, quindi si lavorava su tutto dall’ADV al BTL alle RP e gli eventi. Una grande scuola.

Dopo qualche anno la voglia di crescere professionalmente e il desiderio di incontrare le mie passioni mi fanno approdare alla Mochi Craft, un marchio prestigioso della nautica a motore. Sono  anni di trasformazione del settore navale e della cantieristica da diporto che diventava più accessibile con una produzione più improntata alla  serie. Furono anni di crescita e importanti poiché in autonomia iniziai a gestire il cliente con maggiori responsabilità.

Ma dopo due anni la voglia di crescere era forte. Avevo lavorato in agenzia poi in una media azienda ora volevo la grande azienda!
E così mandando curriculum in giro (cosa impensabile oggi) nel 1988 approdo in Alfa Romeo ad Arese. Che dire fantastico. Toccare e entrare a far parte del mito era realizzare un sogno (uno dei primi). In più con un incarico fantastico: responsabile della promozione immagine! Che volere di più!!! Attività sportive, promozione del brand sia a livello commerciale sia di immagine e i club di marca.

4 anni fantastici tra autodromi in Italia, in Europa e negli USA, la Carrera panamericana in Messico, insomma cosa volere di più. Ma come tutte le cose belle e vissute a mille arriva il giorno in cui devi rallentare. La FIAT decide di chiudere alcune direzioni, tra cui la mia, ad Arese e mi propongono di passare a Torino all’ufficio stampa FIAT Auto di Corso Marconi. Quale grande opportunità mi si offriva, andare a lavorare e imparare nel più importante ufficio stampa d’Italia. Accetto e mi trasferisco a Torino. Che botta arrivare da Milano!

E qui due anni di grande intensità. Una scuola incredibile che avrebbe segnato la mia formazione professionale in modo indelebile. Il top per quei tempi anche se lo sport ormai era un ricordo passato e il prodotto era il mio pane.

Ma Torino in quegli anni non faceva per me, così buttai parola e dopo poco trovai lavoro di nuovo a Milano nel gruppo SWATCH come Marketing communication manager di Omega. Grande marchio in più con una connotazione sportiva che non faceva male! E anche qui anni di intenso lavoro che mi diedero una grande preparazione sul futuro allargando e completando le mie competenze anche in materie che non avevo mai trattato.

Intanto mi ero anche sposato e quindi tornare a Milano era un desiderio forte.

Dopo tre anni un giorno ricevetti la telefonata di una mia carissima amica di Torino, Augusta Gay, che mi mette al corrente che in Ducati con l’arrivo del fondo americano TPG (Texas Pacific Group), stavano cercando il capo ufficio stampa. Una figura che conoscesse la comunicazione a 360 gradi dallo sport al prodotto alle relazioni esterne e mi consiglia di inviare il cv. Eccolo, pronto in un batter d’occhio la mail parte e nel febbraio del 98 mi traferisco a Bologna.

Che dire da li ai quattro anni successivi è un turbinio di avvenimenti, successi e cambiamenti nella mia vita.

La prima volta che entrai in Ducati fu particolare se lo ripenso oggi a come ci siamo abituati a pensare una grande azienda che porta design e tecnologia vincente nel mondo. Era un pomeriggio tardo del Febbraio 1998 e salire la scala che oggi porta alla reception e al Museo bella illuminata stride con la stessa scala buia e dimessa di allora.

A quel tempo infatti il Museo era ancora sugli schizzi degli architetti che lo avevano proposto a Federico Minoli il vero motore e fautore del rilancio dell’azienda. Federico è un uomo di finanza ma il suo diletto preferito è il marketing e a quei tempi ci voleva un uomo come lui bravo sui conti ma veloce e preparato su quella che sarebbe stata la strategia per rilanciare l’azienda. Da lui partirono appunto le basi per la creazione del Museo, l’idea del World Ducati Weekend a Misano, la campagna di ADV “Ducati People” in bianco e nero rivoluzionaria per il settore e la ferma volontà di entrare nel mondo web in maniera innovativa con aste e un sito non più solo vetrina come il resto dei competitor. Non dobbiamo però scordarci che un altro grande personaggio è stato con Minoli il fautore della rinascita: Massimo Bordi, l’uomo che inventò il 4 valvole desmo e che fu allievo del mitico Ing. Taglioni. Erano il diavolo e l’acqua santa ma solo con questa alchimia esplosiva la Ducati risorse.

Ducati professionalmente mi diede la possibilità di mettere in pratica tutto quello che negli anni prima avevo imparato. Non esisteva nulla  era tutto da creare. E cose ne abbiamo fatte tante, così tante che quando lasciai l’azienda feci fare una maglietta per tutti coloro che avevano lavorato con me e che io affettuosamente chiamavo “i miei” con scritto: abbiamo fatto l’inferno!. E su tutto voglio solo ricordare quattro eventi, anche se sarebbero molti di più!, il lancio del Monster 620i a Riccione con il mitico “Monster Beach Party” che ancora oggi i giornalisti italiani ed esteri ricordano come la più bella presentazione mai fatta nel settore, il Monster Cavalli, show bike customizzata per il Motor Show di bologna del 1999, tanto criticato ma che ebbe talmente tanta comunicazione nell’extra settore che fu poi riproposto per anni, il lancio della MH900 evoluzione la notte di capodanno del 2000 e la creazione della prima scuola moto per donne sempre nel 2000.

Ma andiamo oltre poiché sennò ci sarebbe da scrivere e raccontare per delle ore… magari un giorno ve lo racconterò!

Personalmente questo periodo fu molto importante perché anche la mia vita cambiò. A bologna infatti incontrai quella che ancora oggi, dopo 18 anni, è la mia compagna nonché mamma di nostra figlia. Donna fondamentale per la mia futura esistenza.

Una mattina di fine inverno del 2002 ricevetti una telefonata da una società di cacciatori di teste di Milano, con cui avevo avuto rapporti nel passato, che mi chiese se avevo voglia eventualmente di cambiare azienda.

Io non avevo intenzioni simili, in Ducati mi divertivo stavo bene, ma quando addentrandoci nell’argomento si fece il nome e il ruolo della società l’interesse e la curiosità mi sopraffecero. Direttore comunicazione Juventus. Azz!  Io che sono gobbo e juventino!!!

E così intrapresi la via dei colloqui. Devo ammettere senza molta convinzione poiché dentro di me pensavo “ ma perché mai dovrebbero prendere me con tutti quelli che si ucciderebbero per quel posto. Dai parenti agli amici di Moggi, perché un signor nessuno devono prendere?”. E invece guarda un po’ un giorno ricevetti la telefonata di Giraudo che mi chiedeva se volevo andare a giocare nella loro squadra!

E così mi trasferii da Bologna di nuovo a Torino per un’altra avventura. Devo dire che il periodo in Juventus merita un libro a se per gli aneddoti, per l’esperienza per tutto un mondo che dalle pagine dei giornali sportivi non si potrà mai capire. E di questo periodo forse un giorno lo scriverò. E nel 2002 divento anche giornalista.

Ma la mia vita non è mai stata una passeggiata professionalmente. Infatti nel gennaio 2003 l’avvocato muore e lo sconvolgimento nel pianeta Agnelli e FIAT inizia con forza dirompente. Il Dottor Umberto (così veniva chiamato il fratello dell’avvocato) prende in mano le redini della famiglia e del suo patrimonio e diventa il capo indiano. Questo per la Juventus non cambiava le cose ma per me si. Nelle mie responsabilità c’era la gestione totale dell’attività di comunicazione del Dottore e questo in quel periodo mi aveva permesso di conoscerlo un po’ meglio o diciamo avevo avuto la possibilità di farmi conoscere e nel momento in cui Lui prese in mano le cose anche di FIAT Auto mi fece proporre la direzione dell’ufficio stampa FIAT Auto a Mirafiori. In poche parole diventavo a 42 anni il più giovane capo ufficio stampa della più importante azienda italiana con 52 persone da dirigere in Italia e all’estero con la responsabilità di tutti i marchi. Bingo. Di più nel mio settore non potevo ambire. Era un traguardo importante, mi sentivo al settimo cielo.

Ma la situazione nel 2003 di FIAT non era certo bella, anzi era un disastro e il futuro si faceva minaccioso. Ma come sempre presi la sfida con passione e caparbietà. E così fu che nell’ottobre dello stesso anno vincemmo con Panda l’auto dell’anno e inventai per Lapo la famosa felpa FIAT con tanto di strategia di comunicazione. Un vero successo. Purtroppo il dottore a giugno del 2004 muore e lascia l’impero nello sgomento e nel delirio. Periodo difficile che vede l’ascesa di Sergio Marchionne e i deliri di Lapo con cui, dopo un periodo di grande sintonia scazziamo brutalmente e così decido di lasciare e tornare a Milano.

Ed è così che si cambia ancora pagina e si approda in Goodyear Dunlop. Comunicare le gomme credo sia la cosa più difficile del mondo. Allora provate a pensare ad un oggetto, un bicchiere per esempio o pensate a ciò che volete. Per bicchiere intendiamo un recipiente che serve a contenere di solito un liquido ma con questo nome ce ne sono migliaia di forme e colori diversi. Per le gomme no! Sono tutte nere, rotonde, sporche e con un buco in mezzo! Vedete un po’ voi. E poi, a parte ai motociclisti e a Guido Meda chi si interessa mai delle gomme ? Scommetto che il 90% di chi sta leggendo queste righe non sa neanche che gomme ha sulla propria auto. Insomma il prodotto meno sexy (all’americana) di cui si possa parlare. Ma nonostante ciò anche qui il mio innato senso del trasgredire mi porta a scombussolare un po’ le carte e nei cinque anni di diligente direzione riesco comunque a vincere un po’ di premi e a consolidare l’immagine dei brand.

E finalmente arriviamo ai nostri giorni iniziati già da ben sei anni. Fatto è che un giorno della primavera del 2010 vengo contattato da una società che stava facendo un piccolo turn around, se così possiamo chiamarlo, dell’Associazione che tutela gli interessi del mondo delle ruote sia a motore sia a pedale nonché dei caschi delle parti staccate dell’abbigliamento e degli accessori e non ultimo dei quadricicli le famose Minicar. E che inoltre è il socio unico (cioè il pèropietario) di EICMA il salone mondiale delle due ruote. E mi proposero la Direzione Generale che accettai con grande entusiasmo.

Beh di questo argomento ne sapete già a sfare senza che io vi rompa le scatole ulteriormente…

Manca solo un ultimo passo e cioè il perché io abbia deciso di aprire questo Blog. L’idea mi è balaneta così per caso durante il viaggio di rientro da una scampagnata in moto fatta con alcuni amici a fine Luglio. Mentre attraversavamo la pianura padana in un pomeriggio di caldo assurdo, forse è questo che mi ha fatto delirare.., mi sono detto perché non raccontare le storie dei motociclisti ? tutti quelli che hanno una moto hanno una o tante storie da raccontare. Io ho avuto la fortuna di conoscere tanti ma tanti personaggi noti e un mondo di non noti ma che negli ultimi anni, grazie ai social network sono diventati protagonisti nel bene e nel male.

Ma non tutti ci conosciamo per quello che veramente siamo e così mi son detto: perché non fare in modo che ci si conosca meglio. O si possano conoscere storie di persone di cui non avremo mai la possibilità di conoscere?

Ed eccoci qui invece a raccontarle.

Buona lettura e spero vi possiate divertire o quantomeno farvi un idea che prima non avevate o avevate diversa o rimanga quella.
Ciao

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  1. Emanuele Pagani scrive:

    ..ho avuto modo di conoscerti come relatore al BICI Academy di Rimini e mi ha colpito la tua empatia e soprattutto il modo in cui sei uscito dalla discussione sulle problematiche della NON FIERA del ciclo…ho comunque la” sensaconvinzione” che tu saprai far tornare una fiera degna del nostro “movimento”…Ciao e grazie !!

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