Ma “’ndo vai” se il Chesterfield non ce l’hai.

Oggi se non hai un divano Chesterfield non sei accreditato come amante del mondo custom e non sei figo.

A qualsiasi evento tu vada ormai sembra di essere ad un fuori salone del mobile dedicato a questo divano che appare quasi più importante della patch di un gruppo MC per la certificazione di appartenenza.

Sembra che se tu non ti adagi su questo pezzo di storia o non appoggi vestiti, giubbotti o non discuti e parli di forcelle, ruote e viaggi tutto perda senso, valore di solennità e di verità assoluta.

Poi non importa il contesto ma ci deve essere! Chissà se presto ci sarà anche qualcuno che si farà fare un water Chesterfield per dare consistenza e gusto vintage alle cagate che pensa in quel momento di intimità…

Ma quanti sanno la storia di questo divano icona di stile e rappresentante indiscusso dello stile vintage? Beh ve lo racconto io.

Non c’è nessuna risposta definitiva alla questione sull’origine di questo famoso divano. Tuttavia le seguenti teorie sembrano essere oggi tra le più popolari: alcuni ritengono che derivi dal nome della città Chesterfield nel Derbyshire, altri dal quarto conte di Chesterfield (Phillip Stanhope, 1694-1773) che commissionò il primo divano in pelle con il suo blasone “Chesterfield”. Il divano era profondo, in pelle trapuntata e abbottonata e la base del sedile era bassa. Altri ancora pensano che sia stato adottato quando la parola “Chesterfield” iniziò ad essere usata come sinonimo di “divano” in Canada e in altre parti dell’America.

Le sue origini storiche risalgono al diciassettesimo secolo in Europa, più precisamente nel Regno Unito dove divenne popolare durante il periodo Vittoriano.

Verso la metà del 1800 vennero pubblicati i primi cataloghi e si ricordano quelli del produttore inglese H. Wood nel 1848 e nel 1850 in quello di Smee & Sons.

Degni di nota sono anche i cataloghi di Lawford, realizzati nel 1855, i cui disegni sono stati effettuati nei minimi dettagli completamente a mano; in essi si può ammirare una vastissima serie di modelli capitonnè, alcuni anche senza strutture in legno a vista, completamente imbottiti.

Tuttavia, la forma di divano Chesterfield attualmente in commercio, appare solamente intorno alla fine del secolo XIX con la produzione di di Shoolbred e C. & R. Light. Ad oggi con il termine Chesterfield si fa riferimento ad un divano con profondi bottoni, braccioli e schienale della stessa altezza.

La caratteristica principale di un divano chester è la lavorazione detta capitonné effettuata sia nei braccioli sia nella spalliera senza divisioni.

Infatti, l’imbottitura dei divani e delle poltrone del Settecento e dell’Ottocento era in origine costituita da “capiton”, da cui ne deriva il nome, un termine con cui ci si riferiva ad una specie di cascame di seta, ovvero il residuo non buono della seta filata.

In commercio si possono trovare anche tipologie di divano chester in cui la pelle dello schienale e del basamento centrale è lavorata in capitonnè, mentre il resto del divano, compresi i cuscini, sono rivestiti con pelle liscia.

La lavorazione capitonné viene realizzata secondo il metodo tradizionale, ossia unicamente a mano dall’inizio alla fine, in maniera tale da formare una serie di cuscinetti disposti in rete di quadrati o losanghe (rombi).

Per quanto riguarda le dimensioni, il divano Chesterfield classico è più corto del sofà medio, presentando un’altezza di circa 50 centimetri.

In commercio si possono anche trovare poltroncine e pouf con lavorazione capitonnè oltre che a divani chester disponibili nelle versioni a 2 posti, 3 posti, poltrona, su misura, a letto e angolare.

Bene ora sapete che quando poggerete le chiappe su quel divano non v’è traccia di reminiscenze motociclistiche ma solo di ricca borghesia anglosassone. Magari se userete il vecchio divano macchiato e magari leopardato della zia state pur sereni che alla fine sono i vostri pensieri che contano non dove li avete fatti. Quella è solo casualità.

PS: le notizie che avete appena letto sono in parte frutto di una conoscenza personale, in parte di una veloce ricerca sul web. Ecco anche soddisfatta la mia anima “smanettona”, prontamente digital e magicamente moderna. Quel q.b. che però non altera la sostanza, affezionata alla tradizione, alle parole e, ormai lo sapete, alle storie autentiche.

Pier Francesco Caliari

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