Marco Belli. Una vita di traverso.

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Marco Belli è quello che nell’immaginario collettivo si può definire il motociclista romantico.

Amante della velocità ma non sulle piste di asfalto ma di terra, dove ti sporchi di fango e spingi a manetta aperta, dove la moto non deve stare dritta ma molto di traverso.

Per Marco il “di traverso” è una filosofia di vita, un modo per mettersi sempre in discussione e non dare mai nulla scontato.

E poi quando ha finito di buttarla giù, non gli interessa andare a riposare in un letto comodo ma gli basta un fuoco, una griglia, buoni amici, una sdraio dove rilassarsi e una tenda dove passare la notte perché intanto le ossa rotte lo erano già prima di coricarsi.

Marco nasce a Varese l’otto agosto del settantuno, si diploma al Liceo Scientifico e inizia prima Economia e Commercio e poi Scienze Politiche ma voglia di studiare pochina e si sa che chi ha un’azienda di famiglia spesso decide di entrare subito nel mondo del lavoro.

La “fabbrichetta”, (leggere con pronuncia milanese, quindi la e è bella aperta) l’Elettromeccanica Belli, fondata dal nonno, fatto anche Cavaliere del Lavoro, sembra creata apposta per lui poiché costruisce clacson che nel suo presente e futuro gli serviranno per segnalare a quelli che gareggeranno con lui che li sta sorpassando! Ma importante fu anche il bagaglio tecnico-meccanico che questa esperienza gli diede.

È sposato con Chiara di Castiglione Olona, dove c’è una pista da Dirt Tack, manco a farlo apposta!
Ha conosciuto Chiara in un’enoteca e con lei ha condiviso da subito la sua passione motociclistica. Gli ha dato anche due figli che adora, Federico e Valentina e a cui, ancora prima di nascere, aveva già preparato la moto in garage ma che a quanto dice lui… non li spinge verso la sua passione…

Fin da ragazzo il suo amore per la moto e lo sterrato lo pervadono. E questo trasporto glielo inculca suo cugino Paolo, che aveva un Negrini 38, già da quando era in passeggino, scorrazzandolo sugli sterrati vicini alla casa e sui quali poi Marco fece i primi traversi rubando il Dingo di sua cugina o il Trotter di famiglia. Ma anche il papà fece la sua parte, avendo un Ossa con cui portava in giro lui e suo fratello. Uno davanti e l’altro dietro…

Inoltre, il caso vuole, che di fianco a lui abitassero Lino Tonti, progettista della Guzzi che custodiva in garage il “siluro” che fece il record di velocità a Bonneville nello Utah e Marco Lazzati, amico e compagno di scuola del papà, che ai tempi era il Direttore Generale della Cagiva dei De Petri e Teruzzi che le Dakar a velocità mai viste prima.

Il suo primo motorino arriva al compimento dei 14 anni, comprato con i guadagni dei lavoretti estivi, un Super Bravo che come dice lui “lo faceva godere come un matto”. D’ora in avanti il numero delle moto diventa una lunga lista di cui qualche esemplare è ancora nel suo garage.

Oggi però in strada non ci va più, se non con un MBK per andare in posta; la moto gli ha fatto perdere un po’ di amici, e come è normale che sia, queste cose ti toccano dentro.
Uno di questi è Gian Maria Tanzi Fondatore di OUTBURN di cui oggi sta cercando di portare avanti il marchio con grande passione.

Velocità, adrenalina e passione sono presenti da sempre nella vita del Belli ma il battesimo con il traverso vero parte a 16 anni quando con la sua Aletta rossa partecipa ad un corso di Guida Sicura sull’ovale di Castiglione Olona. E da li scopre che mettere la moto di traverso, facendole perdere aderenza con il posteriore, è come dice Graziano Rossi, papà di Valentino, “la cosa più eccitante che un uomo possa fare da vestito”.

E da qui non ha più mollato.

Così da ragazzino prodigio inizia la sua carriera da pilota, confrontandosi al Motor Show di Bologna con i mostri sacri americani come Scott Parker, J. Springstin e Chriss Carr, i suoi miti ancora oggi. La gara si svolgeva schierando dieci piloti italiani e dieci americani, ripresa in diretta dalla RAI.
Questa prima esperienza gli diede non poche soddisfazioni riuscendo a fare il primo giro in testa e chiudendola poi al settimo posto. E fu in quell’occasione che proprio i piloti americani lo convinsero a trasferirsi a correre prima in Inghilterra, dove si fece le ossa (a dirla tutta non trasferendosi definitivamente ma facendo avanti e indietro, dodici ore di guida per andare, fare prove e gara e tornare indietro!!! E da solo!) e dove prende coscienza di andare veramente forte.
Dopo qualche anno il trasferimento in Alabama tramite Kurt Komer, editore di “Track Illustrated”, per cui scriveva i resoconti della disciplina nel Vecchio Continente che gli disse che una moto per lui a Springfield c’era.

Parte così con il suo zainetto e la tenda con la bandiera italiana che pianta nei grandi stand di Spriengfield dove dormirà per un bel po’ di tempo con i piloti americani che alla mattina lo svegliavano per fare colazione tutti insieme entrando così a far parte della grande famiglia del Flat Track e vincendo anche un bel po’ di “National Title” nella serie “Amator” coronando così il suo sogno americano ed arrivando ad avere la licenza Pro e correndo svariate volte al Municipal di Daytona nel Gran National Championship.

E proprio a Daytona mentre stava facendo la coda con altri piloti per entrare nei box al mattino uno di questi gli propone di correre nel campionato AMA di Supermoto. E perché no?! Così disputa anche qui qualche gara, conquistando anche punti. Ma la cosa che gli diede più soddisfazione fu partecipare alla mitica Pikes Peak in Colorado, dove ha conquistato più di un podio e dove vorrà ancora andare a correre! Il suo sogno.

Insomma se dovessimo contare tutti le gare e i titoli vinti in Italia, Europa e Stati Uniti non basterebbero dieci pagine.

Finito il suo girovagare per sterrati, contribuisce in maniera determinante al progetto italianissimo Zaeta con Paolo Chiaia e Matteo Uliassi. Una moto sotto i riflettori poiché estremamente particolare e studiata appositamente per essere messa di traverso.

Ma naturalmente non smette con le gare nel Campionato Italiano fino alla gara di Misano del 24 settembre del 2014 dove cade rovinosamente e rimane in coma per tre giorni. La botta è stata forte e al risveglio Marco inizia a riflettere sia sulle responsabilità legate alla famiglia sia a quelle del lavoro in azienda.

Proprio da questa brutta esperienza nasce l’idea di valorizzare la sua passione ma anche di renderla fruibile agli altri, mettendosi a disposizione di chi voleva conoscerla e praticarla. Nasce così il 31 gennaio del 2015, a Misano, la “Di Traverso School” che ha subito un gran successo di pubblico e di soddisfazione per i partner DEUS, Yamaha e Dainese.

In tutto questo Marco non solo è un buon amico di Valentino Rossi ma, cosa ancora più importante, c’è una grande stima reciproca. Spesso è da lui al Ranch anche come Teacher e questo la dice lunga sul loro rapporto.

Oltre a ciò Marco ama tantissimo cucinare e specialmente i risotti ma non di pesce, avrebbe voluto suonare uno strumento ma con rammarico non c’è mai riuscito e un’altra sua grande passione è lo sci.

Ma Marco è profondamente legato alla moto, alle corse, all’odore della benzina, al sapore della terra in bocca. Quando gli chiedo qual è il suo luogo preferito dove si rilassa e sta bene, lui mi risponde: il paddock la sera e adoro essere l’ultimo che se ne va.

Bella immagine. Come quella di chiusura di un film dove l’eroe senza macchia e senza paura se ne va dopo aver sconfitto tutti gli avversari.

Pier Francesco Caliari

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