Rocco e i suoi cugini.

Ringo

Conosco Ringo da molti anni (ci ha fatto conoscere Dario Marchetti comune amico e pilota) e ci unisce una sana e sincera amicizia, non basata sui reciproci ruoli ma sulla stima reciproca. Ringo, come tutte le persone che hanno successo, vivono di sana passione per quello che fanno, hanno belle donne intorno, è ammirato e adulato ma sta anche sul cazzo.

Io, per quello che posso dire e scrivere, cercherò di raccontarvi il Ringo che credo pochissimi conoscano.

Rocco Maurizio Anaclerio questo è il suo nome, che a naso non gli è mai sconfinferato, ma a casa lo chiamano Maurizio poiché erano sette cugini che si chiamavano tutti Rocco ed essendo spesso insieme era un vero casino quando li si doveva chiamare. Oggi però rivaluta il suo nome visto il successo di Rocco Siffredi (e a lui il giudizio delle donne interessa), il figlio di Madonna e non ultimo Marco Giallini, che ha chiamato il figlio Rocco, e interpreta il commissario Rocco Schiavone. Quindi Rocco va di moda!

La famiglia è di origini tarantine trasferiti a Milano in via Sirtori (Porta Venezia) prima della sua nascita. La mamma Francesca però lo sforna il 25 febbraio 1961 a casa della zia, durante il pranzo, a Paderno Dugnano (le donne una volta si facevano meno menate… dice lui). Ama il nero e il suo piatto preferito è il minestrone e da 30 anni usa lo stesso profumo, Mask.

La sua vita scolastica è travagliata con episodi di bullismo dei quali ne fa le spese pugnalando ad una spalla il bullo di turno che durante l’intervallo, mentre lui era in bagno,
gli mangiò il krapfen che la mamma gli aveva preparato per la merenda! Ma questo è solo un episodio di giusta rivalsa che comunque gli causò l’espulsione dalla scuola.
Così il papà deve iscriverlo ad una scuola sperimentale zona Niguarda/ Bicocca che negli anni ’70 era la periferia vera di cui però ricorda il profumo dell’erba nelle scorrerie in bici da ragazzino. I suoi compagni parlavano dialetti sudisti e avevano gravi problemi integrazione. La zona era quella dei Turatello, dei Vallanzasca, dei cappotti di cammello, delle Giulia, delle Barrows, insomma un ambientino da cui poteva venire fuori un delinquente o un tossicomane, come tanti suoi amici d’infanzia, ora gran parte passata a miglior vita
o trasferiti in Hotel (San Vittore) a vita.

Insomma voglia di studiare zero e quindi, finite le medie, il papà lo prende e gli dice: “Trovati un lavoro in 48 ore”.

La cosa non fu facile e così si trovò in men che non si dica, a tredici anni, a fare il tornitore in fabbrica cosa che dura due giorni poiché non gli si addice.
Così trova un posto come garzone in via Montenapoleone nel negozio di Baldan noto parrucchiere e centro estetico della Milano degli anni ’70. Ringo è un giovane simpatico, educato ed intraprendente per cui con le ricche mance delle nobili e delle attrici milanesi, assidue frequentatrici del centro, si compra il suo primo Ciao che gli rubano subito ripiegando sul Califfone 3 marce.

Nonostante si fosse allontanato da Niguarda/Bicocca gli amici rimanevano quelli e il papà preoccupato di quelle frequentazioni lo obbliga a fare sport e a coltivare altri interessi per tenerlo lontano.

In quegli anni inizia a suonare la batteria in una cover band, da cui deriva il suo nickname trasformato da Rocky-Rocco a Ringo, e poi in una band Punk che si chiamava DNI, acronimo di Der Negative Influence, di chiara origine teutonica berlinese, e anche il Dj. Aveva una collezione di vinile incredibile autografata dai Beatles agli U2 che però gli rubarono su commissione…

A quindici anni molla tutto e parte con altri punk e si trasferisce a Londra con la scusa per la famiglia di imparare l’inglese e studiare… Vabbè insomma tutto meno quello.
Qui vive in uno squat lavoricchiando e suonando ma senza trascurare trasferimenti in altre città europee sempre seguendo l’onda musicale.

A 18 anni rientra in Italia e parte per il militare nei paracadutisti dove si fa una gita in Libano per 18 mesi arrivando fino al grado di sergente con la possibilità di passare alla scuola ufficiali e intraprendere la carriera militare con buone prospettive dovute alla buona conoscenza delle lingue, un fisico ben allenato e il saper usare bene le armi.

Ma non era la sua strada. In Libano conosce un marines di Los Angeles che lo invita da lui. E così parte e decide di trasferirsi sulla West Coast dove vivrà un po’ di anni diventando un Dj molto conosciuto e apprezzato entrando in amicizia con star del cinema e della musica rock’n roll. Sono gli Anni ‘80/85, anni di grande fermento nella musica e nel cinema. Ma qui ne combina una delle sue e si tromba la fidanzata di uno dei padroni (marsigliese) di uno dei club dove lavorava che lo venne a sapere dalla stessa durante una litigata.

Insomma per tenere alla pellaccia torna in Italia sperando che le acque si calmassero con l’intenzione poi di tornare. Torna ma scopre che la sua fidanzata aveva venduto la Mustang, l’Harley e aveva cambiato anche nome… insomma le cose erano cambiate e non era più come prima. Rimane sei mesi e decide di tornare a Milano.

A Milano erano gli anni della soul e disco music e lui porta il rock appoggiandosi spesso ai locali gay che erano la vera avanguardia. Ma una sera al Tre Gazzelle di Corso Vittorio Emanuele incontra Giorgio Baldaccini e decidono di fare una festa rock/punk al Sintesys e spaccano. Lì, organizzarono ancora serate con gli Eurithmics, Bono Vox, Rolling Stone e altri amici che aveva conosciuto a Los Angeles.

Ma il locale era piccolo così decidono di cercare altro e trovano il Mandala di Nino Cammarota con il quale fanno società e aprono l’Hollywood. Insomma dall’ ’86 all’ ’89 l’Hollywood diventa il locale più figo d’Europa. Passano di li Bono, Bowie, Prince, Elton Jhon, Prince, insomma il gotha della musica e tanti altri amici che aveva conosciuto negli anni della West Coast. Si narra anche che Lele Mora avesse il suo privè con trono!

Intanto in quegli anni torna a fare radio, dopo una prima esperienza negli anni ’70 che non ama ricordare, a Radio Milano International voluto fortemente da Gigio D’Ambrosio che lo stimava e collaborando con Massimo Braccialarghe. Sbancano. Poi 101 decade non per colpa della direzione artistica ma per la conduzione finanziaria e apre in contemporanea Rock Fm e il Loolappaloosa, pub di fianco all’Hollywood. Insomma si sbatte come un matto finché non passa a 105 dove scazza e va a RTL e poi nel 2007 apre Virgin di Alberto Hazan di cui è Direttore Artistico fino ad oggi.

Ma le moto? Le moto sono sempre state sue compagne di vita ma i soldi scarseggiavano e quindi guidava quelle che i suoi amici rubavano e faceva le gare per strada mentre oggi, diventato famoso e benestante, qualche gara nei trofei monomarca se l’è concessa (ultimamente con poco entusiasmo poiché anche li i furbetti spopolano)e anche qualche raid africano (7 Faraoni) di cui porta i segni sulla clavicola. La prima vera moto di proprietà, comprata con i risparmi, fu uno Zundapp KS 125 che due suoi amici usarono per una rapina ad un supermercato in Fulvio Testi, che gli causò non poche grane ma di cui ne uscì indenne.

Riavuta gliela rubarono.

Il primo contatto con le corse vere lo ebbe con Fabrizio Pirovano, ai tempi frequentatore dell’Hollywood, che gli fece conoscere la Superbike.
E il Piro gli piaceva perché rappresentava lo stereotipo del pilota genuino/ganassa che ha contraddistinto l’epoca eroica delle corse in moto.

Ringo ovunque sia andato a lavorare in radio è sempre stato un sostenitore della moto e delle corse obbligando i suoi datori di lavoro a sponsorizzare eventi, campionati e gare che manco sapevano cosa fossero. Per questo si dichiara, giustamente, la persona che forse ha fatto di più per promuovere il settore al di fuori dai mezzi di comunicazione specializzati.

In questi anni di piloti ne ha conosciuti molti ma con tre ha stretto vera amicizia: Pirovano, Ben Bostrom e Max Biaggi di cui è stato sempre un accanito sostenitore.

Oggi predilige le moto con manubrio alto, sella grossa e preferibilmente scrambler o da flat track tipo quella di Evel Knievel (la sua moto ideale) abbandonando un po’ le Harley
di cui trova che si è perso il fascino e il mito imborghesendosi un po’. Di questo sono d’accordo anch’io.

Il suo sogno è attraversare l’Australia con una moto scrambler, un caravan e a rimorchio una Smart ascoltando diversi stili di musica che devono farti sognare.
Come quando in Marocco sdraiato sulla sabbia calda guardava le stelle ascoltando i Pink Floyd.

Infine, che rapporto ha Ringo con le donne? In primis c’è sua figlia Suami, avuta dal matrimonio con Elenoire Casalegno, grande appassionata di moto e film in bianco e nero, cosa stupefacente per una ragazzina moderna. Poi, ma non distante, Rachele la sua attuale fidanzata. Il resto sono tutte belle!

Insomma Ringo è un vero personaggio ma riesce ad essere vero, genuino, senza maschere o pose da divo.
Un ragazzo di quasi 56 anni che ama il suo lavoro che vive di passioni e vuole divertirsi facendo ciò che fa.

Sono felice di averlo come amico.

ndr. Pensate che tutto quanto sopra è stato fatto da uno astemio, che non fuma e non si droga!!!

Pier Francesco Caliari

 

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